
Non mi piace la politica.
Non mi piacciono le facce vecchie di una Italia vecchia. Non mi piacciono sempre le stesse facce a spartirsi le poltrone del potere. Non mi piace la destra, non mi piace la sinistra.
Li avete visti bene i protagonisti della politica? Guardati con attenzione? Bene, a me sembra che abbiano tutti lo stesso volto, lo stesso interesse, le stesse mani sporcate dalle strette di mani ancora più sporche. E la gente si anima nei bar, nei salotti, in un ufficio o sul pullman, ma poi dimentica immersa giustamente nella propria vita. Ma questa dimenticanza fa solo il gioco di chi vuole che la gente dimentichi, e questo meccanismo in Italia funziona così bene, che la gente ha dimenticato da quanti decenni sono sempre gli stessi a governare, a comandare.
Questa volta però, ad un mese da nuove elezioni per eleggere guarda caso gli stessi due candidati del 1996 come se dieci anni non fossero passati, c?è qualcosa di nuovo in ballo. Qualcosa di grosso, qualcosa che tanti uomini hanno conquistato con passione, con battaglie violente e non, con la morte soprattutto. Qualcosa che se anche vogliamo fare finta di non vedere dovrebbe riguardare anche noi.
Questa volta in ballo c?è la libertà. Non c?è più destra contro sinistra, ma c?è un uomo potente come nessuno nel mondo democratico, un uomo che appare sempre dolce, un uomo buono, un uomo bravo, un uomo immagine, un uomo costruito, mai fuori posto, un uomo che si controlla, che sa sempre cosa dire, cosa fare, quando sorridere, quando ammiccare ad una telecamera, quando trapiantarsi dei capelli come se fosse un attore; un consumato personaggio dello spettacolo, forse egli stesso incredulo di come il suo gioco sia diventato reale, di come decine di milione di persone gli hanno creduto, si siano bevute le sue storielle, le sue promesse sempre più grosse, incredibili, quasi a vedere dove si può arrivare, dove questo popolo possa arrivare a farsi mentire, a farsi prendere in giro, a farsi illudere; chiedendosi dunque quando questo popolo proverà a ribellarsi e finalmente indignarsi. Un uomo che controlla le televisioni, che possiede la più grande, e quasi monopolista, casa editrice del paese, che possiede banche, assicurazioni, che ha partecipazioni in tutti i settori dell?informazione e dell?economia. Un uomo che ci governa da cinque anni, che ha potuto con i suoi avvocati presenti in parlamento, promulgare leggi su misura per lui, per i suoi processi, per farsi prescrivere, per non farsi giudicare. Un uomo che censura, che può querelare un giornalista o un comico per decine di milioni di euro, zittendolo, imbavagliando le voci contro con il potere dei soldi, con l?intimidazione morbida, psicologica, quella che ti colpisce nel sonno e non ti fa più dormire.
Questa volta ci sono in ballo i principi. Questa volta non si può fare silenzio. E se necessario bisogna staccare i cervelli addormentati davanti ai vari grandi fratello, ai programmi indecenti, e fargli vedere a quale lavaggio del cervello quotidiano vengono sottoposti, per non pensare, per accondiscendere, per uniformarsi, in un appiattimento morale e culturale, che spaventa.
Lo ripeto la sinistra fa pena, ricolma com?è di un?ipocrisia fastidiosa, di una superbia, appunto morale, compiaciuta di se stessa, intenta a guardarsi allo specchio, a prendere accordi con il nemico, per partecipare al gioco anche se le regole non esistono più. La sinistra non ha un?identità, non ha idee nuove, non propone, ma si adegua. E spuntano i pannelli pubblicitari con le promesse simili a quelle dell?uomo immagine, in una gara a chi punta più in alto, a chi la spara più grossa. Una sinistra che si allea con gli estremisti, con i no global, un movimento nato da una bella idea trasformatosi in un?associazione antipatica, odiosa direi, identificata solo con gli scontri con la polizia, con le devastazioni, con i danni, con i provocatori, con i soliti figli di papà alla moda. Una sinistra che non sembra avere i mezzi per salvarci, e che nonostante una vittoria data quasi per sicura fino a pochi mesi fa, in questa campagna elettorale perde colpi, subisce senza replicare, senza tirare fuori gli argomenti giusti. Senza ribadire in continuazione che la prima cosa da fare una volta eletti è una legge sul conflitto di interessi, una legge che non permetta più all?Italia di essere un paese parzialmente libero, e cioè occupato, al 77° posto nella classifica sulla libertà di stampa, dietro paesi sudamericani, e africani.
Io non voglio questo. Io voglio essere libero, libero di sentire tutte le voci, anche quelle che non sopporto. Voglio un?Italia fiera, ospitale ma non succube, gentile ma non ingenua, furba come è sempre stata ma onesta.
Questa volta andrò a votare perché, dopo schede bianche e astensione convinto da sempre che il mio voto non avrebbe cambiato le cose, mi schiero contro una dittatura dell?informazione, contro il potere incentrato su un?unica, potente, ed egocentrica persona.
Un voto contro.
Libero.